martedì 1 giugno 2010

Capitolo


Coccinella.


Una semplice parola, scritta chissà quanti anni prima su quella barca, magari con l'intento di portare fortuna a chi solcasse il mare fra il fasciame, scatena le sue sinapsi. L'immagine, nella sua mente, della rossa livrea sulla spalla dell'uomo, che percorre la sua strada, indifferente al dramma che sconvolge la ragazzina, lo ipnotizza.

Si rende conto di voler essere quella coccinella. Si sente testimone della metamorfosi che la trasforma da bambina a donna, senza intermediazione di un'adolescenza educativa.
I flashback nella sua fantasia si fondono, impastati da quella parola sgualcita, dal desiderio represso. Continua inconsapevolmente col dito a sfiorare i caratteri sbiaditi che la formano, il ruvido contatto si trasforma in una percezione nuova, mentale e inconscia.
Il calore del sole imprigionato dal fasciame trasmigra nel suo derma, le sensazioni
passano dal corpo alla mente insinuandosi e dilagando nella fantasia.
Si trasformano ne
ll'irruvidirsi di fremito passionale nella pelle della donna. In mente ha quel momento di gioco bambino, teneramente erotico, nel chiudersi delle foglioline della "Mimosa Pudica" allo sfioramento.
Accarezzarne le lamelle tenere e aperte per vederne la reazione virtuosa e vergognosa, inconsapevole se fosse una risposta
più sua che della pianta.
Il brivido di assistere a un
a causa scatenata dal suo tocco e la consapevolezza di essere lui l’innesco di reazione lo inebria.
La testimonianza tangibile di come le cellule di Merkel nella nostra pelle scatenino un segnale elettrico che diverrà poi tattile. Aveva imparato a memoria questa frase. Gli è sempre piaciuto cercare il perché delle cose, sapere come opera il mondo e come funziona lui, il suo corpo. Tremendi i giorni passati a piangere e a disperarsi, dopo che suo fratello lo aveva colto nell'atto più intimo e anche il primo che facesse col suo corpo, lo avevano sconvolto. Dietro il masso, sulla spiaggia di fronte a casa, non si era accorto del suo arrivo. Da mesi la mano esplorava la nuova vitalità, aggirandola, senza sfiorarla, ma che lo distraeva regolarmente, ricordandogli costantemente di esserci e vivere di vita propria. La madre, monitorandolo, lo redarguiva sempre
-
" Un ti tuccari, piccatu è! u Signuruzzu ti talìa!" -

Sperava che le immagini sacre disseminate per casa, da dietro quella roccia, non potessero testimoniare il suo piacevole peccato. Il fratello giunto alle spalle silenziosamente lo sorprese

“ Ah! Fitusu! Chi’ffai? ”

Lo fece girare di scatto con l'arma del reato in mano. Una doccia fredda nell'attimo del primo piacere esplosivo. Cercando di tirare la corta maglietta, di cui era vestito, copriva disperatamente la vergogna commessa.

Non riusciva a parlare, infuocato dal pensiero di aver fatto qualcosa di orribile!

" Beddamatri ti cundannasti! Ti tuccasti ddocu e ora pi sempri u signuruzzu ti la farà pagari, e ogni vota chi talii na fimmina, ti la farà vunciari finu a scuppiari!... Prima ogni tanto … e poi sempri cchiossai! E si provi a minaritilla allura ti fa nesciri di sennu e addiventi pazzu e scimunitu! A mia, pi fortuna, me lo disse me cucinu, e mai mai ma tuccai. Chi disperazioni!”

“ Ora chi fazzu? Mi vaiu a cunfissari”

“Babbii?? Si ti cunfessi magari peggio è! Picchi si u Signuruzzu era distratto e un ti vitti, si ciu’ rici o parrinu u sapi sicuru!”

“ E io chi fazzu?”

“ Mi dissiru ca una cosa sula si po’ fari, tutti i iuorna tà signari cu l’acqua biniditta di trentanovi chiesi pi nna misata sana!”

“ Tu sceccu mi vo’ fari! Unnebberu? Si babbiuni ... unnebberu?"

" Addumanna … addumanna io m’affruntu!"

" Tu sissicuru? … sicuru sicuru?"

" Sicuru comm'èvveru u munnu ca u Santissimu Sebastianu arrivo’ dintra a lu chiummu galliggiannu”

I primi tre giorni si scorticò i piedi nel giro infinito delle chiese, la disperazione cresceva trovandone sempre alcune chiuse. Il suo corpo non contribuiva, più cercava di reprimere l'impeto, più si ritrovava ad avere quella parte di se pulsante e attiva.

Una mattina svegliato dalla bramosia uscì di casa e si andò a gettare al mare completamente vestito, sperando di trovare nell'acqua un po di sollievo, ma sulla spiaggia dietro alle barche vide una coppia che si scambiava effusioni e seguendo la mano di lui, sotto al vestito, intravide la fine della coscia della ragazza e fu certo della maledizione, perché sentì se stesso confluire totalmente la dentro. E dentro quella spaccatura trovò il suo momento di estasi. Nel momento culminante dell'orgasmo ogni inibizione divenne stimolo per assaporare altro piacere, immagini confuse gli popolavano la testa e tutte facevano capo ad un solo argomento. Il peccato si era impadronito di lui

e lo esaltava, si sentiva Satana in persona per nulla pentito del suo istinto. Lo iato incolmabile tra istinto e ragione lo aveva travolto, lasciando che un'innocente e giovane voluttà prendesse corpo nell'acqua, prima di riscuotere pegno, fatto di mistici dubbi e ipocondriache convinzioni. Il Signore lo sapeva! Completamente fradicio irruppe in chiesa e corse dal padre piangendo

" Parrino meu piccatu mortali fici"

" Statti tranquillo figghiuolo! cuntami ... cuntami tutti li cosi!"

" Mi tuccai la minchia"

“Tanti voti?"

" Una ... patri uggiuru supra a Madunnuzza! Una sula!"

" Ti piacia?"

" Unnu sacciu patri ... ma ora comu fazzu?... io tutti i iorna vaiu ai trentanove chiesi a segnarimi cu l'acqua biniditta, ma trovo sempri chiusa la chiesa du Santu Cristoforo e la chiesa du Santu Raffaeli!

"Picchi figghiuolo vai accussì luntanu a fariti u segnu du nostru signori?"

" Pi dumannari pirdonanza o Signuruzzo mio!"

" Cu dici?"

" U Signuruzzu mi taliò mentre mi tuccavu, e ora mi punisci! Me frati mi dissi ca ora sugnu cundannato. Lu Santissimo tutti iorna mu fa vunciari, finu a farimillu scuppiari! Patri meu io unnu sapia ca’ummilavia a tuccari! Giuru supra la Santissima Madunnuzza di li Grazi ca si l'avissi saputu Mai mi l'avissi tuccatu!"

" Ahhh! to frati ti lu dissi? Stu fitusu ti pighhio’ pu culu … Unnebberu nenti, tu addivintasti omu , e all'omu chistu capita!"

Capì al volo che era stato fatto fesso. La vergogna fu ancora più grande. Lui li in chiesa seminudo e bagnato sprofondò ancora di più nella disperazione, perché ora anche il parroco sapeva. Nella corsa alla chiesa in tanti si erano voltati a guardarlo.
Ora gli sarebbe toccato il rientro, passando in quel
le strade dove la vita di ogni giorno si svolgeva prevalentemente in strada. Donne che pulivano le verdure per il pranzo. Uomini dalla pelle riarsa dal sole che “sarcianu li riti” per la pesca successiva, bambini di ogni età che a gruppi vociavano nei vicoli. Con la testa bassa e l'odio nel cuore, cercando di non guardare nessuno dei curiosi che si facevano sulle porte per vedere il ragazzino seminudo e bagnato, ripercorse la strada verso casa. Ancora una volta suo fratello lo aveva irretito ed ora in lui montava una voglia di incredibile di vendetta. Doveva trovare il modo per fargli scontare l'onta. Scendendo sconsolato e odioso con se stesso per la facilità con cui aveva creduto vera la faccenda venne distratto dal miagolio dei gatti, perenni anime vaghe dell'isola, i quali dietro un muretto si disputavano delle viscere. Fu un solo attimo di illuminazione. Rischiando gli occhi arraffò il bottino sanguinante. Sapeva che il fratello a quell'ora dormiva, dopo il rientro dalla battuta di pesca notturna col padre. La madre certamente con le sorelle al lavatoio a lavare i panni e il capofamiglia a vendere il magro bottino. Appena rientrato, certo che la casa fosse vuota si spogliò e nudo si nascose il membro dietro, fra le gambe. Si imbrattò con le viscere tutta la zona inguinale e le mani. Scelse un budello che poteva fare al caso, poi con la falsa coppola di minchia in mano insanguinata fece irruzione in camera.
" Aiutu aiutu, fratedduzzu aitu!"
Urlante disperato tirò il fratello giù dal letto e questo nella poca illuminazione della camera si ritrovo esattamente col viso all'altezza delle anche.

" Troppa vrigogna avia, troppa disperazione, mi stava scattnnu n’tà lu cori mi stava pi scoppiari e io un cià fici cchiu’! La misi ncapu nu pitruni e cu navutra petra mi la fici scoppiari io … ora stemurennu dissanguatu, aiutami fratedduzzu, Aiutami!"

" Binidica li Santissimi!!! Matri mia!"

Si buttò al collo del fratello e con le mani comincio a sporcarlo tutto di sangue. Le urla nella camera ormai si mischiavano ed entrambi cominciarono a piangere. Mentre il fratello terrorizzato cercava di scappare consapevole di averlo portato a fare quel gesto estremo, lui lo tratteneva per un braccio. Intanto il frastuono aveva allertato i vicini che cominciarono ad accorrere, spalancando la porta trovarono i due ragazzi stretti nella lotta. Il fratello si liberò e corse via impazzito. Velocemente lui cercò di fare uscire tutti dicendo che non c'era nulla da vedere. Appena le persone accorse se ne furono andate, maledicendo la pazzia che regnava in quell’isola, si andò a tuffare in acqua lavandosi dal sangue.
Un capannello di persone ancora cercava di capire l'accaduto e, dondolando la testa, poggiava
no lo sguardo di compatimento sul ragazzo. Sbirciando fra le barche voleva vedere dove fosse fuggito il fratello. Non ce ne era traccia da nessuna parte.
Rientrò in casa e prese dei vestiti puliti e con un mezzo sorrisetto di compiacimento si incamminò verso il lavatoio per aiutare la madre e le sorelle a portare a casa il bucato. Era la prima volta che aveva la meglio, la sensazione gli piaceva tantissimo e tutta quella eccitazione lo rese consapevole di essere ormai adulto e che ora anche lui
era un uomo!
Al rientro il padre furente volle sapere cosa erano le storie che i vicini a
ndavano raccontando, dei due fratelli che si erano scannati. Lui serafico fece finta di cadere dalle nuvole e di non sapere niente della cosa. Solo la sera tarda vide il rientro del fratello dimesso e sconsolato, aggirandosi attorno alla casa aveva capito di essere stato gabbato, consapevole che l'era in cui avrebbe fatto credere qualunque cosa al piccolo di casa era finita.
Fu da quella rivincita che in ogni libro cercava la verità. Ogni pagina era divorata voracemente, qualsiasi cosa trovasse su qualsiasi argomento, perché da allora giurò a se stesso che mai nessuno lo avrebbe fatto passare per stupido.
Ora, accarezzando i contorni screpolati
delle lettere che formavano la parola coccinella, ripercorre i ricordi. Lì, in quel momento, ogni polpastrello gli trasmette sensazioni univoche. Lambisce la pelle fremente e amabilmente riottosa. Le relazioni descritte nei racconti della donna si accavallano, vedendolo protagonista e spettatore. Non è più il legno caldo sotto la sue dita, non sono più le foglioline tenere a reagire.
E' lei! E' lui che ora le infila le mani nei capelli per obbligarla a soggiogarsi.
Adesso è lui nel grano che la sfiora, deliziandola. La sua pelle fresca e profumata di vita.
Lui raccoglie i frutti seminati dall'adrenalina, maturi e succosi.
Sente se stesso trasformarsi in centinai di lucciole. Migliaia di zampette si muovono come sul corpo di lei alla luna, aprendo il suo vaso di pandora, nascosto sotto educazione e perbenismo, custode di voglie represse.
Il flusso tattile diventa liquido. Entra nelle vene. Irradia dalle mani verso le spalle per poi defluire ovunque.
Vortice liquido pulsante che verte ai lombi. La cascata gli si riversa dentro e sfocia nell'erezione
, che mai in vita sua avrebbe creduto capace di essere tanto istantanea e preponderante. Il cervello infranto dal bisogno di soddisfare l'irrompente esigenza di averla.
La mente sbrigliata, catalizza sull'esigenza di dare pace e piacere ad ogni sua fibra.
Incurante
del luogo, delle convenzioni, di se stesso, muove con consapevolezza verso l'unico mondo esistente. Senza la minima esitazione e con un unico gesto, dietro la barca sulla spiaggia, si slaccia i pantaloni. Nello stesso punto di tanti anni prima. La differenza di calore fra le dita e se stesso non fa altro che instillare un'ulteriore scheggia di piacere che gli attraversa la colonna vertebrale. La pelle liscia e tesa sotto le dita è pulsante della sua stessa vita. E' il ritmo imposto dall'esigenza o l'esigenza che impone il ritmo?
Lei si materializza come nel sogno. Esce dall'acqua del mare come dea. Si impossessa della sua mente.
Lui si lascia possedere dall'entità che gli entra in corpo iniziando a muoversi con vita propria.

Il pulsare diventa frenetico mentre la divinità dilaga. Percorre ogni fibra del suo corpo. Ogni cellula entra in fibrillazione creando un'onda concentrica.
Non è più lui a imporre la regole. Ora e lei che decide il ritmo. Il respiro comincia ad affannarsi. Ogni fibra si prepara vertendo lo sforzo all'atto. Le mani, divenute della donna, impongono la cadenza al movimento. Tutto cessa e tutto comincia! Lei fuoriesce dal suo corpo esplosiva. Un'onda infranta!

Lentamente inizia la discesa verso la sabbia rovente. La schiena appoggiata allo scafo. Lento scivola dentro la consapevolezza di essere veramente libero, anzi, liberato. Fisicamente e mentalmente. Non ci sono più punizioni e ritrosie, ora finalmente è libero di accedere a se stesso, si regala un piacere da uomo, si soddisfa come in tutta la vita avrebbe voluto essere soddisfatto, mai aveva chiesto a nessuna esattamente quello che voleva. Ora lo stava ottenendo con le proprie mani. La soddisfazione è quella che solo un uomo può dare ad un uomo, conoscendone ogni primitiva esigenza, si rende conto di avere finalmente fatto un gesto di puro piacere per il solo gusto di farlo. Di avere appagato se stesso con se stesso. L’olio galleggia sull’acqua restando un liquido a parte, non si mesce e non scambia nessun atomo con essa, è una questione di affinità. L’olio e l’acqua non sono affini. Lui è l'olio, lei è l'acqua.

La forza per fare questo fino ad allora non l'aveva mai avuta. Con logica naturale la soddisfazione e la vergogna convivono separatamente nel medesimo catino. Di fatto non c’è una prevaricazione, l’unica salvezza sarebbe assumere una posizione decisa. Cominciava a sentirsi però anfifilico , emergeva in lui la doppia natura, sia idrofila che idrofobica, sia olio che acqua, senza più distinguere la sostanza che lo rappresentasse. Ora lui e lei sono un'entità unica. La mente di lei ne aveva invaso il corpo. Moralità comune a parte, decidere di godere o autodistruggersi in maniera netta contribuirebbe a sciogliere la dissonanza.

Non gli importa di un giudizio esterno, gli importa solamente del proprio giudizio che non riesce a trovare. " Condannarsi! Assolversi! Che stronzata! Il giudizio è precario, barcollante, non serve a nulla. Un giudizio resta sospeso nel tempo e contribuisce unicamente al caos. Il giudizio è figlio della morale, figlio della cosa più falsa che esista! Come posso io, misero mortale, sottrarmi ad una marzialità imposta per separare i giusti dai mascalzoni? Così è stato deciso da chi è giunto prima di me, ha classificato le carogne nel ruolo più basso. "

Trovarsi in debito con la propria coscienza lo turba relativamente; piuttosto è la controversia tra i due fluidi che logora il suo cervello. Salvarsi; a quale salvezza può aspirare l’uomo che ha corrotto la propria intimità con pensieri inusitati, sporcandosi le mani con una sensazione troppo greve da ingoiare; un uomo identificato con un’entità estranea per partorire quell’incesto. Non era lui, non era lei, non era una questione di salvezza. La dimensione di ogni cosa varia al cambiare delle prospettive, lui aveva scelto la sua! Una consapevolezza nuova scaturita da quell’orgasmo; l’unica ragione e l’unico dubbio della sua vita si erano improvvisamente coagulati generando una voluttà, reprimendola non vuole sottrarsene. Quanto può essere rischioso delegare la propria esistenza? Affittare una libidine pagandola col sangue.

Non sente altra motivazione, deve nutrirsi di quel corpo che non conosce affatto.

" La coscienza è solamente un collante per i cocci del fisico".

Celato dietro ad un velo di carta quel corpo diventa sempre più nitido, come se in una sorta di proiezione cinese, la sagoma si allontana dalla fonte luminosa in direzione dello spettatore.

Questa visione gira continuamente nella sua testa, proiettata ogni qualvolta debba concentrarsi su quel corpo. Lo immagina diverso ad ogni spettacolo, gli attribuisce sembianze di persone note confuse con stereotipi personali. LEI non si muove, lei resta immobile. Lui la immagina danzante, ma lei non si muove. Lui le prende le mani, i capelli, la tocca, la strangola, la morde, la possiede ma lei torna sempre nella medesima posizione. La fantasia del rapporto si schianta con l’assoluta certezza che tutto quello è folle, come la droga. Ti esalta, ti espande e ti invita a salire in casa; ti propone il suo letto, ricordandoti in ogni istante che dalla sua astinenza ne uscirai tisico. Appaiono elementi accidentali e apparentemente casuali: visi di bambini e persone anziane, Stromboli, armi da fuoco e spade, insetti. Tutto questo armonizzato da un ronzio crescente ed insopportabile.
Lui è spettatore, protagonista ed antagonista. Gesti involontari lo hanno rivestito, movimenti autonomi lo hanno sollevato, un sonnambulismo abulico se ne è impossessato.
Si ritrova seduto sulla panchina del molo guardando verso il mare.
Forse era solo lo spettatore di un sogno.
In volo sui suoi ricordi coglie la precisa visione di cosa tutto quello significhi. Un movimento distoglie i pensieri, lì, fra i ciottoli ancora lei, vendicativa, si è trasformata nel coleottero scarlatto Ora fra i suoi piedi sfacciatamente si aggira in attesa.
Lenta cresce la decisione nella mente. Chinandosi a guardare l'insetto capisce cosa lui vuole da se stesso.
"Rossa e nera e si muove alla ricerca di qualcosa, la coccinella che era sulla spalla. Gli vado sopra con l'indice la miro e la schiaccio, la stritolo. Non hai fatto niente per aiutarmi stronza! "
Con le parole della ragazzina in mente ripete lo stesso gesto. Ucciso per sempre il passato.
Alzandosi da quella riva non sarà mai più come prima.

Tutto cessa di appartenergli, ogni oggetto o persona che sia assumono la stessa effimera importanza. Potrebbe uccidere o nuotare senza percepirne la differenza.

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4 commenti:

  1. Sensibilizzare la lettura di questo "manufatto"con la giusta concentrazione, facilita la consapevolezza del valore dell'intensità con cui gli autori trasmettono le loro emozioni.
    Superbo! ; )


    MARIA OCCHIPINTI

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  2. Grazie Maria, a nome di tutti e tre mi sento di dirti che i nostri sforzi convergono nel creare una nuova forma di scrittura. Sapere che venga apprezzata ci dà uno stimolo maggiore nel proseguire su questa strada!
    Benvenuta nei nostri "voli pindarici"!

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  3. Esaltante e appassionato il linguaggio dialettale usato dall'autore, connubio di sentimenti e irrequietezze del passato di un mondo popolare, ma fortemente genuino, che rende il testo ancora più pregevole e aderente alla realtà del protagonista.
    Molto gustoso!

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  4. "E se il signore fosse stato distratto e non ti avesse visto?"...i dialoghi in dialetto (che mi fanno impazzire) rendono l'idea della normalità, della quotidianità. Le riflessioni dell'autore- come cornici d'oro- ci fanno comprendere la straordinarietà della nostra "banale vita" ed infine i dettagli metaforici improvvisamente accrescono l'eccitazione per un corpo che prima vedevamo solo come un corpo ma che ora vediamo come un Io-Es-Bellezza in potenza e infine perchè no, il miglior amico del piacere fisico

    Beh, i complimenti ve li ho già fatti in altre occasioni

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