giovedì 29 ottobre 2009


Capitolo 2°

Maurizio




img/Sciara11.jpgimg/77C.jpghe emozione! Sedici anni e prendere, tutta sola per la prima volta, alle cinque del mattino, una corriera che ti porta finalmente nel mondo dei sogni. Forse Pinocchio si sentiva come me? Forse il viaggio per il paese dei balocchi doveva fargli battere il cuore e procurargli gli stessi brividi. Forse anche lui si sentiva pronto a essere il padrone del mondo. Io lo ero. Con i miei jeans stracciati, che allora erano solo appannaggio dei veri straccioni e non un must. Il maglione stra-sfatto, largo e cencioso. Adoravo quel maglione gigantesco, a volte ci dormivo dentro. I lunghi capelli, ricci, che facevano di me una Medusa contemporanea, pronta a ridurre in pietra chi osasse ostacolarle il cammino.
Poi il treno.
La frenesia di vivere che mi ha sempre divorato non ha permesso che aspettassi quello per Milano centrale come da precise istruzioni dello zio. Così salgo su uno per Parma. E da li riesco a trovarne solo uno per Milano porta Garibaldi, che mi porta fuori dal preciso percorso che mi era stato assegnato. Nell'ottantadue i cellulari erano fantascienza, così telefono, con il gettone in dotazione, a casa dello zio per chiedere cosa fare. Dopo i rimproveri per essere da tutt'altra parte della città mi dice delle parole che in futuro avrò ripetuto migliaia di volte “Prendi un taxi e digli di portarti in monte napoleone, al due” “Zio non ho soldi!” “non ti preoccupare pago io “. Questo è il primo taxi della mia vita....
monte napoleone al due!” speriamo che non si paghi anticipato!! Perché mi guarda così l'autista?? abbasso lo sguardo e vedo i miei ginocchi uscire dai jeans, capisco! Pensa che sono una stracciona e che lo prendo in giro! "per favore monte napoleone, al due, mi stanno aspettando”, brava, lo hai detto come una regina! Infatti parte!
img/sciara12.jpgNon ricordo nulla del tragitto per Milano ma il vedere mio zio in divisa che mi aspetta davanti al negozio è un sollievo. Il tassista si ferma e lui con fare pomposo mi apre la portiera “prego signorina, la attendono” e mi indica l'interno. Dio, come vorrei allungare una mano a chiudere la bocca spalancata dell'autista.
Sto per mettere piede dentro il negozio di GUCCI. Allora Gucci era solo pelletteria e sport. Io avevo l'onore di essere presente alla prima sfilata assoluta di moda della grande griffe. Qualche giorno prima aveva telefonato a casa il fratello di mio padre: “Vuoi venire a vedere la sfilata di Gucci?”, “Zio io studio sartoria non voglio fare capi sportivi! E poi Gucci è da vecchi!”, “Ti sbagli ci sarà la prima sfilata”. E ora mi trovo qui: un passo e entro nel mito. Una mano sulla spalla mi ferma, mi volto e vedo due occhi azzurrissimi, identici a quelli di mio padre, che mi fissano, irosi, dal basso: “Non toccare niente, non parlare con nessuno, non ti muovere da lì, aspettami che dopo dobbiamo fare delle commissioni, ora devo andare”.
Lui sparisce dentro, io aspetto, voglio assaporare questo momento. Mi guardo in giro, a destra c'è una statua gigantesca in bronzo, orribile! Sgraziata, brutta, “Non capirò mai l'arte moderna”, come mi sbagliavo!! Ora faccio migliaia di chilometri per riempirmici occhi e anima, ma allora ancora non avevo iniziato a dipanare la matassa il cui bandolo mi avrebbe, in seguito, portato a visitare i maggiori musei del mondo. Così quell'ammasso di rame mi fece storcere il naso.
È il momento, due passi e dentro. Le inferriate e i drappi apposti alla vetrina non permettono di capire cosa ci sia all'interno. Un passo. Che rumore, è assordante. Un altro passo. Sono dentro!! Trapani, martelli, gente sporca, caos, delusione. No. Non può essere questo il paradiso. Decine di persone affaccendate in mille mestieri stanno ballando una danza che non capisco. Penso che l'unica cosa che io possa fare è di sedermi in un angolo. Così capisco che stanno smontando il negozio e allestiscono una passerella che faccia da naturale proseguimento ad una delle due rampe di scale che scendono dal secondo piano.
img/Sciara13.jpgVieni andiamo”, e come un cagnolino mi metto al seguito del parente.
Saliamo su una macchina magnifica. “dove andiamo?” “all'aeroporto, devo prendere due modelle” Un aeroporto! Non l'ho mai visto. Fuori dal finestrino guardo i palazzi e la gente, quanta gente.
Aeroporto! Che emozione. Lo zio ha in mano un cartello con dei nomi. Ad un tratto le vedo: bellissime. Una, soprattutto, attrae la mia attenzione. Alta come me, ma lei sembra più alta perché non cammina, vola. E' sospesa nell'aria. Tacchi altissimi, gambe sottili, gonna impalpabile che le accarezza le caviglie. Deve essere una regina, una principessa. E' bellissima, è l'unica cosa che riesco a pensare. Ci allineiamo verso l'uscita. Lo zio davanti, loro dietro e io, ultima. Mentre cammina cerco di imitarla, copio il modo in cui appoggia solo la punta del piede a terra, certo con le mie scarpe da ginnastica non ottengo lo stesso effetto. Lei sale in macchina, anzi no! Lei vola in macchina come una farfalla vola in una finestra, in una giornata d'estate, e tu non stai che a guardare accarezzata dalle folate di magia che sprigiona dalle sua ali.
Per tutto il viaggio non faccio che rubare, allo specchietto retrovisore, le immagini di quella ragazza stupefacente. Voglio vedere come si muove, come parla, ne bevo i suoi respiri e cerco di replicare, anche, il ritmo del suo seno che sale e scende con il suo respiro per entrare in simbiosi con lei. Decido che “da grande” sarei diventata come lei. Elegante, altèra, fiera e divina.
All'arrivo le ragazze salgono per le prove abito e io ricevo per l'ennesima volta l'ordine di non muovermi e non parlare con nessuno, abbandonata nella bolgia della preparazione. Riprendo possesso del mio angolo e comincio ad assistere alla messa in divenire dello spettacolo. Scendono le prime ragazze. Abiti carini ma niente che non avessi già visto o che non potessi realizzare pure io. E poi le tecniche di confezionatura dei capi, che mi fanno, addirittura, orrore.
Come possono tutti quegli addetti non accorgersi di errori così vistosi? Abbinamenti di colori assurdi, che non fanno tendenza e né sono dirompenti, sono solo brutti e basta. Difetti di vestibilità enormi, e poi le macchie che la balaustra mal pulita della scalinata riflette sullo sfondo, addirittura i cartellini visibili e mille altre imperfezioni che fanno crollare definitivamente il mio interesse.
Comincio così a guardare quello che veramente attrae la mia attenzione: la strada. Persone eleganti che passano tutte frettolose, oppure signori presi da pensieri imperscrutabili, ragazze vestite all'ultima moda che non mi degnano di uno sguardo.
img/Sciara16.jpgCiao, tu chi sei?” Mi volto e vedo un uomo con grandi occhiali dalla montatura scura che mi guarda con curiosità e interesse. “Sono la nipote dell'autista del signor Gucci. Sono venuta a vedere la sfilata”. “Come mai allora guardi fuori?”Perché qui è noioso e non sanno fare il loro mestiere, Gucci va bene per fare le borse non i vestiti”. “Ma tu sei del settore”, e io con tutta la fierezza che si può avere a sedici anni, dico: “Certo! Sono sarta e insegnante di sartoria!” Lui non è per niente colpito come io voglio che sia, ma mi fa una domanda che mi inorgoglisce: “Tu, cosa cambieresti!?” e io sono un fiume, un fiume in piena, gli riverso addosso tutta la delusione accumulata nel pomeriggio raccontando come non possano essere possibili errori così madornali come quelli. Faccio un dettagliato riassunto di tutto quello che avrei modificato, e lui mi fa parlare senza mai interrompermi. Alla fine mi chiede: “Sei la nipote dell'autista del Signor Gucci, vero?Cazzo! - penso - Ho messo nei guai lo zio! Ora come faccio!”. “ Si, ma lui non centra, io dovevo solo stare qui buona a guardare!”Bene ora devo andare, ciao”.
E sparisce lungo un corridoio. Io, preoccupatissima, già vedo mio zio licenziato! “Ora che faccio?”
Mentre cerco d'inventare una storia plausibile per svicolare dal maldestro appena combinato, la vedo scendere. La mia farfalla! Appoggia un piede dopo l'altro come se non esistesse la gravità. Il vestito le vive addosso. Il corpo e il tessuto danzano quali amanti. Registro mentalmente ogni singolo movimento delle mani, delle braccia, la mossa che fa col collo per frustare l'aria coi capelli.
"Anch'io diventerò una donna così!!!"
È il patto che faccio con me stessa! E la mia farfalla, quando lascia la passerella, si porta con se il mio cruccio per il guaio che avrei fatto. Dopo una mezz'oretta, definitivamente annoiata, decido di uscire. Mi metto a passeggiare per la strada e vengo rapita da Milano.
Dopo un tempo che non so definire faccio ritorno ma all'entrata un uomo piccoletto e tracagnotto mi blocca “Dove crede di andare?” “Dentro!” Come se fosse la cosa più ovvia del mondo. “Certo, ora gli accattoni vanno da Gucci”, mi risponde guardandomi dal basso. Ricordo allora che ero vestita da fattona! “Sono la nipote di ... Sono venuta a vedere la sfilata, chiami mio zio!” “Certo così io entro e tu fai quello che ti pare, cosa vuoi rubare qui, vattene o chiamo la polizia!” Ecco, ora mi uccide mio zio, lo so!
Ma per fortuna lo vedo affacciarsi, paonazzo in volto: “Dov'eri! Ti sto cercando da un'ora!”Lui non mi fa entrare!”, Ero salva! “Dai sbrigati, prendi questo vassoio e portalo sopra” prendo l'enorme vassoio pieno di bicchieri e stuzzichini e mi avvio sulla rampa opposta a quella che fungeva da passerella! Completamente concentrata per non far cadere tutto, mi ritrovo in un salone pieno di gente indaffarata, alzo gli occhi e
...erano tutte nude!
img/sciara15.jpgLe ragazze si fanno vestire come bambole, senza il minimo pudore. Io non riesco a parlare e non so dove guardare.
Poi appare lei. Il mio cervello ha un corto circuito. Non è lei, cioè si è lei ma ha il CAZZO! Ha il seno e ha il... Ricordo come oggi il rumore del mio cervello che va in frantumi come i bicchieri del vassoio che lascio andare. Sento gli schizzi delle bevande sulle gambe, lo sguardo di tutti nella mia direzione, alcune persone che mi si avvicinano, ma io sono con lo sguardo fisso su una cosa che non deve essere lì! Non capisco!
Allora non si parlava né in famiglia né a scuola di sesso, figuriamoci di ermafroditi.
Neppure i transessuali erano mai stati nominati, a sedici anni non riuscivo a capire cosa potesse esser successo. Avevo il caos dentro di me.
E lei mi fissa, si avvicina, mi viene ad accarezzare il volto sussurrandomi: ”Tesoro non hai mai visto un angelo, vero?” le dita che mi sfiorano mi procurano un'emozione intensa, intima, forte, quello che solo dopo capirò essere stato un orgasmo. Un'esperienza trascendentale.
Di colpo tutto svanisce. Rimane solo la mia vergogna.
Raccolgo i cocci e cerco di polverizzarmi, ma nella mia testa scorre solo il film di quella mano che mi sfiora e di quelle parole:
Tesoro non hai mai visto un angelo, vero?”

Non ricordo più il viaggio verso casa e come feci a preparami. Ricordo che avevo cucito una vestito meraviglioso, che metteva in risalto il mio corpo, che non aveva nulla da invidiare a quello delle modelle, e poi misi tacchi altissimi...
Mio zio mi da l'invito che devo esibire all'entrata perché lui deve prendere “il Gucci”. A guardia del portone c'è il botolo del pomeriggio. Appoggio nel cesto l'invito, guardandolo negli occhi. Si illumina, riconoscendomi e mi sussurra, ”Complimenti, un gran bel cambiamento”. È la certezza di essere bellissima. Dentro ci sono persone di ogni tipo, arabi con tuniche e turbanti, eleganti signore e altre con colori di capelli assurdi, gente che sfoggia denaro. Dopo una mezzora già colleziono due inviti in barca e quattro offerte di feste per il dopo sfilata. I miei occhi immagazzinano ogni particolare, ogni parola. Comincia! Tutto è perfetto! Sembra che un incantesimo sia stato appena fatto. È sparito lo sporco, con i vestiti hanno messo accessori ora adatti, e sono d'incanto spariti difetti e disaccoppiamenti.
Poi scende lei, o lui, no, l'angelo.
Ne vengo rapita totalmente. Forse è un uomo, o forse è una donna, ma che mi importa! Io voglio essere lei! Anzi no... io voglio lei! La voglio fisicamente, la voglio toccare, baciare, respirare! Io voglio lei!
Per alcuni lunghissimi istanti i nostri sguardi si incrociano ed io mi perdo. Poi si volta e risale la scala. Tutto finisce lasciandomi un sapore amaro! Io la voglio.
img/sciara14.jpgPassiamo in una sala per il buffet. Una rosa a tutte le signore, e poi salmone e caviale. Non li avevo mai assaggiati. Mi faccio forza e li metto in bocca.
Dio.... d'ora innanzi mangerò solo salmone e caviale!!!” Anche il mio ego viene rimpolpato da decine di inviti e moltissimi complimenti finché non sento “Signorina, prego, la vogliono di là”. È mio zio, e il tono non promette niente di buono dietro quel finto servilismo. "Se non mi scoppia il cuore oggi, non muoio più!" Lo seguo. Appena fummo in corridoio “Con chi hai parlato oggi?”, “Con nessuno zio”,Sei sicura?”, “Ho fatto cadere il vassoio!”, ”Non credo che sia per una vassoio”, “Dove stiamo andando?”, Ora taci e poi ne riparliamo”.
Maria Antonietta al patibolo! Dalla reggia alla ghigliottina! Sono un tornado di emozioni. Entriamo in un ufficio e c'è l'uomo con cui ho parlato nel pomeriggio!
Le è piaciuta la sfilata?”, “Si carina, hanno messo a posto un po' di cose...”, Penso che al parente sia venuto meno l'ossigeno. “Bene. Ho piacere che le sia piaciuta!” Allunga la mano “Piacere, Maurizio Gucci”, “Ma Gucci non è un vecchio?” Dalla risata capisco che il mio pensiero è fatto ad alta voce! “Ti riferisci a mio nonno, credo!”.
Si può desiderare di morire due volte in un giorno??? “
Ti faccio i miei complimenti, ho applicato tutti i tuoi consigli e ti sto chiedendo se vorresti venire a lavorare per noi.”, “No signore non farmi morire, ho cambiato idea! Aspetta!”, “Io...!?!”,Hai talento e sfacciataggine, farai carriera! Allora che ne pensi?”, “Signor Gucci io.. io...”, “Basta signor Gucci, da adesso sono Maurizio!”
E rimase Maurizio!



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