Capitolo 1°

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on c’è più! Non sente più il profumo che per tanti anni aveva aleggiato nei suoi ricordi. Si aspettava d'essere accolto dalla terra natale da una profusione d’odori.
Oggi è vent'anni quando si lasciava alle spalle Lipari sulla sua barca a vela e si allontanava dal porto di marina corta - abbandonando lì la sua gioventù, la famiglia, gli amici e il dolore del tradimento - le folate di vento, inconsapevoli, gli portavano il profumo di zagara. I fiori d'arancio amaro, in quella stagione diffondevano il loro profumo e da allora si siglò un patto fra l’effluvio e i suoi ricordi. Ne sentiva l’aroma ogni volta che la mente lo riportava indietro nel tempo. Fu la prima delle delusioni che lo aspettavano. Ora solo l’odore della nafta e di motore riscaldato lo accoglie. Non era un’accoglienza ma un chiaro messaggio di pericolo. "Stai attento: Non esiste più la tua Lipari", ma non coglie l'informazione distratto dalla manovra del piroscafo. E' sempre la stessa da sempre: si spinge verso Monte Rosa, poi vira a tribordo ed entra, elegante, veloce, adagiandosi al molo.
Si lascia andare ai ricordi, pateticamente romantici, approdando a Lipari. Una delle prime volte che andava a vela, in questa stessa baia, incrociò il piroscafo che entrava, aveva appena letto che le barche a vela hanno la precedenza su quelle a motore, e continuò la rotta incosciente, verso l'abbordaggio. Il piroscafo urlò il suo disappunto con tre squilli di sirena, Lipari tremò, lui si fermò.
Poi un marinaio della Capitaneria gli fece una solenne ramanzina, ma lo perdonò.
Seguendo il filo dei ricordi si ritrova davanti al ragazzo con in mano il cartello VILLA HERMES, un complesso di sei case in stile eoliano: Artemide, Afrodite, Criseide, Demetra, Giunone e Penelope. L'aveva scelto proprio per i nomi dati alle case. Permette all'inserviente di guidarlo e, sbrigate le formalità, segue in camera il giovane con le valigie e se ne libera con una mancia. La visione che lo attende è da togliere il fiato: la finestra spalancata affaccia sulla Civita e su tutti quei luoghi che lo videro protagonista di mille avventure.
La stanchezza ha il sopravvento. Lasciate le valigie in un angolo e chiusa la pesante tenda della finestra per difendersi dall’accecante luce pomeridiana, si spoglia con urgenza, non attende neppure che l’acqua diventi appena calda. S’insinua nella stretta cabina e sotto il getto gelato comincia a frizionare la pelle per togliere il sudore e la stanchezza del lungo viaggio.
Nudo e umido si butta sul letto in cerca di riposo. Sdraiato sull’antico letto di ferro battuto permette ai pensieri di analizzare la situazione. A quaranta anni, uomo di successo alla guida di un’azienda che aveva creato da se, si ritrova con molti riconoscimenti e soddisfazioni personali, ma senza nessuno con cui condividerli.
Un movimento sul soffitto attira la sua attenzione. Un geco, ancorato al soffitto ispeziona il proprio territorio di caccia. Gli viene in mente una lezione della signora Fraumeni, la sua vecchia maestra: "i gechi sono i soli rettili nostrani dotati di voce, emettono cioè un verso, che non è un sibilo".
"Dunque tu puoi parlare?" chiede, "Tu sai cosa ci faccio qui? Mi sai spiegare il perché dell’urgenza di riappropriarmi di un passato che credevo di avere seppellito per sempre?" Il geco non risponde, ma comincia a percorrere un sentiero, noto solo a lui, fatto di rapidi cambi di direzione, fino a sparire sopra l’armadio. Seguendone gli spostamenti con lo sguardo, l’orecchio avvezzo a cogliere le sfumature di ogni suono, si accorge del lieve cambio di tono che ha fatto lo scalpiccio dell’animale. Le zampette fanno passetti che mandano suoni diversi. La curiosità suscita in lui l’esigenza di una spiegazione. Di malavoglia si alza e accostata la sbilenca sedia di legno che c’era in un angolo e valutato che qualche rischio sicuramente lo correrà nel servirsene, vista la differenza fra la mole del suo corpo e le sottili traverse di legno che la compongono, si arrampica per cercare l’animale e capire cosa ha pungolato questo suo desiderio di sapere.
Il verde rettile lo guarda dritto negli occhi tenendosi sollevato su due zampe. Magnifico, fiero e altero, lo fissa guardandolo da un lato prima, dall’altro poi. Guardandosi negli occhi si studiano a vicenda per alcuni istanti, poi con uno scatto rapido il geco sceglie di voltarsi e sparire. Solo a quel punto lui si rende conto che sull’armadio ci sono decine di fogli sparsi e rimescolati, forse dal giornaliero passaggio di Eco.
Si, ha deciso ch
e si sarebbe chiamato Eco il verde compagno di stanza. Ne raccoglie alcuni, li scuote fra loro perché lo spolvero sull’armadio non deve essere una priorità nelle pulizie.
La sedia comincia a protestare per il sovraccarico subìto, scricchiola in modo sinistro, questo lo fa sùbito decidere di porre fine all’ispezione e di scendere con solo parte del bottino. Il lancio dei fogli sul letto, mentre va a lavarsi le mani impolverate, ne fa svolazzare alcuni oltre il letto, facendoli finire dietro le valigie.
"Eco non mi hai risposto! Cosa faccio qui e di chi sono questi fogli?"
Continuando mentalmente a parlare con il geco.
Rientra in camera. si distende sul letto, ne prende uno.
Righe e righe vergate con calligrafia quasi illeggibile e frettolosa ricoprono ogni spazio.
Stendendosi su un fianco, per cogliere col foglio la lama di luce che penetra dalla tenda, comincia a decifrare lo scritto.
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dio le coccinelle. Ne sto guardando una adesso, chissà perché le odio? Forse mi ricordano qualcosa.
Questa piccola coccinella, perfetta, non ricordo come funziona la storia dei pallini, era un gioco fra noi bambini, ma non mi viene in mente. Ora però ricordo perché le odio. LUI ne aveva una sulla spalla. La guardavo. Si ora la rivedo.
Rossa e nera e si muove alla ricerca di qualcosa, proprio come LUI. Cosa sta cercando sul mio corpo, perché le sue mani mi toccano, mi strisciano addosso. Il muro è granuloso, mi fa male il contatto con la pietra, ma Lui mi sta spingendo contro i sassi antichi della sua casa.
La coccinella gironzola sulla sua spalla senza accorgersi della paura che sto provando io. Forse quando le schiacciano provano quello che sto provando io contro questo muro? Schiacciata dal peso di questo corpo. Il corpo di LUI.
Lui è il migliore amico di mio padre. Lui è il mio vicino di casa. LUI è il padre della mia amica. LUI mi sta toccando ovunque e mi ripete in continuazione che lo faccio impazzire, che non può più resistere, che devo smettere di provocarlo. E' più basso di me. Ha una forza incredibile. Non ho mai sentito una forza così sul mio corpo, LUI è il padre della mia amica; perché mi sta spingendo contro il muro e mi tocca, anzi mi scortica la pelle con le sue mani ruvide e callose?
Lo faccio impazzire? Devo pensare, non posso urlare, in casa c'è Chiara, sua moglie, mi può sentire. Allora? Adesso urlo.
No. Devo risolvere da sola.
“dai smettila, mi fai male” “tu mi fai impazzire!” “ smettila” “sei bella, sei bellissima” “smettila o chiamo mio padre!” e la sua bocca mi sigilla le labbra. Con la mano mi afferra i capelli e li usa come aggancio per farmi abbassare la testa. Mi fa schifo la sua bocca, la sua lingua che cerca di aprire le mie labbra. Ora che faccio? Sento la mano che mi spreme un seno e poi scende e cerca di aprire il bottone dei pantaloncini.
HO CAPITO! Mi vuole violentare! LUI mi vuole violentare!! Dai ragiona... cosa faccio? Non riesco a spingerlo via, è troppo forte. Mi fa male qualcosa nella schiena, forse spunta un ferro e LUI mi ci schiaccia contro. Ho rotto un'unghia, gli ho rotto un'unghia sulle spalle per spingerlo via e non si é accorto di niente. Ragiona dai ragiona. Continua a dirmi che lo faccio impazzire, che mi vuole.
Eccola, la sua mano. Le sua dita mi aprono, perché? Perché LUI? Perché io?
“Mi fai male smettila” “Sei solo una troia! Quanti ne hai già presi e???? Il mio non ti piace?” Dai Franco smettila, non lo dico a mio padre ma piantala” “puttana mi stuzzichi tutti i giorni, e ora vedrai che la smetti di provocarmi” “va bene adesso urlo” ma non urlo.
E' così, ho proprio capito: LUI mi vuole; LUI vuole il mio corpo. Io gli piaccio. Io piaccio ad un uomo, a un grande. Gli piace il mio corpo, anzi impazzisce per il mio corpo. Dio che male le sue dita dentro. Ho deciso. Ci provo.“Va bene Franco” “Va bene cosa” e si ferma. Funziona! “Va bene lo faccio” “Dai puttana adesso prendimelo tu” Mi sfila le dita lentamente da dentro, centimetro per centimetro, puzza , è sudato. Mi accarezza con le mani lucide dei miei umori. Me li strofina in faccia, le insinua tra le labbra, sento il mio sapore. E' strano, acido e dolce. Allenta la spinta verso il muro, riesco a spostarmi da quel qualc
osa che mi entra nella schiena. Lui mi tiene ancora per i capelli e con l'altra mano armeggia con i suoi pantaloni. Mi tira in basso, mi fa male, mi tira i capelli finché non mi piego. Sono chinata e lui ha il membro in mano. “Dai troia “ me lo preme sulle labbra. “Prendilo in bocca, troia” “Quanti ne hai presi in bocca e??? puttana apri la bocca”. Puzza, un odore acido! Apro la bocca, con un colpo me lo ficca tutto in gola, ho un conato, ma Lui usa la mia testa e comincia a tirarmi contro con le mani e a spingermelo in gola, sento l'acido salire in gola.
Alzo gli occhi, lui mi sta guardando. Lo guardo nel fondo degli occhi, lo guardo dentro, mentre continua la sua rozza danza, lo guardo nel cuore, è folle, “Dio, mi piaci, sei bella e troia, sei una puttana bellissima” e lo guardo nell'anima.
LUI è mio! LUI è in mio potere. Sono io che comando! IO lo posso comandare. Lo guardo e LUI capisce! Lo guardo dicendogli, urlandogli con gli occhi “Sono io che comando” poi mordo con tutta la forza che ho. LUI urla impazzito ma io non mollo. Cane. Sei un cane. Gli uomini sono cani. Ora non sei più così forte. Ora sono forte io. Ora mi diverto io, cane. Urlando mi strappa i capelli per staccarmi ma io non mollo, lo voglio troncare. Poi arriva. Una sberla, tremenda mi squassa la testa ed io mollo la presa. Lui si ritrae e io sento in bocca una sapore strano. Sangue. Poi un'altra sberla, mi butta a terra. Mi prende per i capelli mi sbatte la testa in terra e se ne va.
Vai, Cane. Mentre mi tolgo la fine ghiaia insanguinata dalla faccia la rivedo. Rossa e nera e si muove alla ricerca di qualcosa, la coccinella che era sulla spalla. Gli vado sopra con l'indice la miro e la schiaccio, la stritolo. Non hai fatto niente per aiutarmi stronza!
Un uomo, LUI, mi vuole.
Quella notte faticai a prendere sonno, neanche per un momento mi è venuto in mente di dirlo a qualcuno, ma mi addormentai sorridendo, gli uomini sono proprio cani, ma io capii che sono più forte di loro e che coi cani io ci so fare.


l racconto lo rapisce totalmente e non si rende conto d'avere un’erezione. Rilegge attentamente cercando di capire l'essenza dell’autrice. Si chiede perché qualcuno va a scrivere una storia così privata per poi abbandonarla o nasconderla nella stanza di una pensione. Si mette supino, mentre una mano si impossessa del compagno di vita cercando di ammansirlo e distrarlo, visto la richiesta di coccole con cui fa sentire la sua presenza, con l’altra tiene il foglio sollevato e inizia ad analizzarlo... frase per frase.
Doveva sicuramente essere giovane, forse quindici o sedici anni e lui?
Era amico del padre pertanto sicuramente passava i quarantacinque anni. Un mio coetaneo o quasi.
Io non mi imporrei mai ad una ragazzina, o forse si?
Non aveva mai pensato né gli era mai capitato di essere attratto da una ragazzina. Che potere aveva questa ragazza per far perdere la testa ad un uomo sino al punto di spingerlo a fare un’azione tanto eccessiva?
Chissà se la storia era vera o faceva parte di un racconto di fantasia. La ragazza non aveva urlato, strano, qualcosa non quadrava.
La prima cosa che chiunque avrebbe fatto in una situazione di quel tipo, sarebbe stato urlare, specialmente sapendo che la moglie era in casa. Allora, quale il perché di un comportamento così strano. Forse anche lei era attratta dall’uomo, o forse aveva giocato a fare l’ammaliatrice e il gioco le è poi sfuggito di mano, per cui si sentiva in colpa per aver stuzzicato gli appetiti di un uomo più grande di lei.
O era la paura e la vergogna di essere in una situazione del genere!?!
Riusciva a vedere le dita di Lui che artigliavano i capelli della ragazza mentre la obbligava a chinarsi, e questo gli diede una pulsione. Lui non si era mai eccitato con la violenza, ma l’immagine di quelle mani rudi fra i capelli e la bocca fresca e innocente che era obbligata a subire la violazione mefitica di un vecchio, che tanto vecchio poi non era, aveva più o meno la sua età, gli fa affiorare una strana voluttà.
Era diviso fra repulsione e immedesimazione.
Bussarono alla porta e la cosa lo fece sussultare, come un bambino sorpreso a fare una cosa proibita.
“La cena sarà servita fra mezzora!” “Grazie” risponde irritato per l’interruzione del correre dei suoi pensieri. Raccoglie i fogli, li ripone nel cassetto del comodino. Si veste svogliatamente ed esce lasciandosi alle spalle la camera e le domande che la lettura dello scritto gli avevano suscitato.
Profumo di zagara, o profumo di melanzane e peperoni, sposati in un trionfo di sedano nella caponatina, o profumo della pasta al tonno che mischia quello di aglio, prezzemolo, basilico, capperi, olive bianche sotto sale, pinoli e uva passa e ancora di "Muddica atturrata", con un goccio di olio, e "cunsata" con origano, aglio, prezzemolo, sale e peperoncino e un po' d'acciughe, che ne spolveravano gli strati.
Un trionfo di profumi pervade il corridoio e lo ripaga immediatamente del viaggio e della stanchezza accumulata.
I misteriosi protagonisti del racconto restano relegati in una stanza dove questi profumi non potevano, per adesso, ancora arrivare.
Il percorso narrativo e rievocativo, la musicalità della forma espressiva, un'energica capacità di dilatare il richiamo verso la propria terra del protagonista, porta a comprendere e a formulare un giudizio che, a mio modesto parere, analizza moti di inquetudine e proponimenti legati a senzazioni e sentimenti che filtrano dall'eco delle parole,con semplicità, senza "trucchi", carichi soltanto di un realismo incisivo e colorito.
RispondiEliminaMi ricordi lo scittore francese E.Zola prima maniera uno scrittore che mi ha incuriosito quando ero in età puberale. Il suo noto romanzo "Nana" devo averlo riletto non ricordo quante volte e poi altri, è stato uno dei tanti scrittori che ho apprezzato. Come avrai inteso ciò che scrivi e come lo scrivi lo giudico buono descrittivo e scorrevole senza banalità. Non mi rimane che leggere tutti i futuri capitoli. Per il momento ti auguro buon lavoro e a presto.
RispondiEliminaLetto il primo capitolo, non ho potuto fare a meno di leggere anche i seguenti e per meglio "gustarli" ho preferito stamparli: il vergato scorre fluido e il racconto è intrigante, avvincente e coinvolgente.
RispondiEliminaE l'esaltazione a tratti della dimensione onirica unita all'estrema carnalità di alcuni passi ne rendono maggiormente accattivante la lettura.
Solo, a mio modestissimo avviso, quache accenno eccessivamente aulico nell'ultimo capitolo ed un piccola, ma diffusa ridondanza descrittiva che, comunque, si lascia perdonare in quanto viene ampiamente compensata dagli stimoli evocativi che produce e che riescono a rendere il lettore partecipe di ambientazioni suggestive ed uniche di una terra straordinaria.
In tutta sincerità devo dire che ho trovato l'esperimento veramente originale ed innovativo e credo che continuerò a seguirne l'evoluzione.
Letto il primo capitolo, non ho potuto fare a meno di leggere anche i seguenti e per meglio "gustarli" ho preferito stamparli: il vergato scorre fluido e il racconto è intrigante, avvincente e coinvolgente.
RispondiEliminaE l'esaltazione a tratti della dimensione onirica unita all'estrema carnalità di alcuni passi ne rendono maggiormente accattivante la lettura.
Solo, a mio modestissimo avviso, quache accenno eccessivamente aulico nell'ultimo capitolo ed un piccola, ma diffusa ridondanza descrittiva che, comunque, si lascia perdonare in quanto viene ampiamente compensata dagli stimoli evocativi che produce e che riescono a rendere il lettore partecipe di ambientazioni suggestive ed uniche di una terra straordinaria.
In tutta sincerità devo dire che ho trovato l'esperimento veramente originale ed innovativo e credo che continuerò a seguirne l'evoluzione.
Leggere oggi questo capitolo ha un sapore strano perché c'è la storia di Sarah, quella ragazza che attendeva di essere ritrovata da più di un mese e c'è la figura dello zio carnefice e forse vittima di una realtà sfuggente.
RispondiEliminaNel capitolo, l'uso dei tempi è speciale: il presente si mescola al passato e la storia letta dal protagonista (e in tempi diversi e personali da ciascuno di noi) crea un ponte tra finzione letteraria e realtà...Leggerò i prossimi
HO PENSATO LA STESSA COSA MIMMA!
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