Morfeo
Finisce la cena con la malvasia di Lipari, fresca, ambrata, fruttata e che porta con se ancora i profumi intensi e persistenti di Valledichiesa in Salina. L'ha bevuta su un paio di “spicchitedda”, i biscotti con vino cotto e mandorle tostate, aromatizzati al camommo, un pepe garofanato, arrivato dalla Giamaica, e che solo qui si usa per dare questo particolare sapore al rarissimo biscotto. La cena era ottima, forse troppo abbondante, i piatti ben cucinati, ricchi di sapori mediterranei, letteralmente innaffiati da una bottiglia del mitico Mamertino bianco, tanto pregevole quanto raro.
Così non vede l'ora di rientrare in camera e far arrivare, finalmente aria ai polmoni. Si chiude il mondo dietro la porta tornando a quello che sarà, per qualche giorno, il suo mondo. La fretta di spogliarsi e farsi la doccia gelata per poi, con l’asciugamano che gli fa da pareo, dirigersi alla finestra. A un passo dalla veranda si ferma.
Ordine.
"Devo disfare la valigia e mettere ordine".
Eleganti abiti firmati, retaggio del lavoro, e una serie di pantaloni e polo sportivi finiscono riposti con cura nell’armadio. Così le scarpe e i mocassini, l’intimo e gli accessori da toeletta. Tutto allineato e predisposto all’uso. Ordine, ordine e ordine, è sempre stato il suo cruccio, attorniato dall’urgenza di un assetto rassicurante e immacolato. Avere un piano, una lista redatta per ogni cosa, un’agenda che infili gli impegni, ed ora con la tecnologia l’apoteosi della programmazione ha fatto di lui un fanatico della regolamentazione del tempo. Il palmare in ogni momento lo erudisce d’appuntamenti e d'ogni informazione. Il meglio della hi-tech lo mantiene costantemente in contatto col mondo. Ma in questa terra, già dopo il suo arrivo, sono diventati accessori obsoleti.
"No, no! Devo programmarmi, devo connettermi e vedere come sta andando il mondo - pensa - devo decidere cosa fare, o cosa sono. Che domanda stupida. Certo che so, cosa sono! Io cosa sono?"
"Sarà il vino! Prima voglio scappare e ora voglio… Cosa??? Cosa voglio essere?"
Un lieve scalpiccio gli annuncia l’arrivo di Eco.
"Ciao vecchia spugna!!! Finiti i bagordi, ti ripresenti a casa?? Questo non è un albergo".
Non ci credo! sto ancora parlando con un geco!?!
Ora la camera è immacolata, a parte il mucchietto di fogli che sono sparpagliati sul letto. Due sono finiti in valigia, li ha trovati affianco ad essa e per un gioco con se stesso li ha riposti pensando "Se il destino vi ha portato lontano dagli altri, chi sono io per modificarlo, vi leggerò per ultimi".
"Hei!! Eco?!? Dove sei molliccio verde?!?"
Guardandosi attorno lo trova pronto alla fuga sullo stipite della finestra.
"Stai fuggendo da me o m’inviti ad uscire?"
Anni di lavoro su se stesso per togliere dalle abitudini l’attitudine ad avvicinarsi alla vita e agli impegni con flemma, la voglia di rivalsa e di arrivare, di sfondare e poi di mantenere lo status agognato lo obbligano ad avere il controllo della situazione in ogni momento e attorniarsi di ordine e disciplina. Si è imposto di rassettare la stanza, ma il letto, o il suo contenuto non vengono sfiorati, li ignora. Il senso del dovere e la fobia di avere un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto lo irretiscono, distogliendolo dalla pila di parole dormienti sul copriletto.
La coperta è un capolavoro artigianale, sicuramente mani esperte e amorevoli l’hanno tessuta, visti i magnifici ricami e le frange laboriosamente intrecciate che ne fanno un’evocazione romanzesca, generazioni di donne devono avere goduto e sofferto sotto quegli intrecci sapientemente annodati.
Un movimento della bestiola lo distrae dal pensiero e lo tenta, o forse il suo senso pratico appagato dal compito svolto gli permette finalmente di concedersi ciò che per tutta la sera ha desiderato.
"Aspettami Eco!"
Agguanta il primo mucchietto di fogli che capita ed esce sul terrazzo... gli si mozza il fiato:
nella sera ancora acerba si staglia, a sinistra, Lipari, con le sue luci, il suo porto, le barche che ciondolano all'ancora, quasi al centro della baia, davanti Marina lunga, a destra Vallemura, il ponente di Vulcano, i faraglioni... il tutto si intuisce più che vedersi in quella luce non luce, che conserva in se ancora gli ultimi ricordi del tramonto...
Quattrocchi è già collina, per essere a Lipari. la brezza marina è fresca... ma c'è un'esigenza, un'impellenza che lo richiama e lo rende irrequieto. Con gli occhi pieni di bellezza decide che è ora. Guarda fra le pagine cercando di decidere cosa leggere. Alcuni fogli riportano in alto a lato una parola: Maurizio.
E chi è?
Si perde nella lettura.
"Questa è in gamba, guarda come ammalia il tassista, e il portiere, e Maurizio, e lo stesso zio ne subisce il fascino, questa ha le carte in regola, e poi forte la scena dell'ermafrodita... c'era, una cosa che non doveva essere lì, la vede proprio smarrita ed attonita davanti alla modella..."
"Sicuramente si tratta di un romanzo, non credo che la realtà possa esser stata questa. Figurati... Magari questa è la storia dell’ermafrodita! Ora che ci penso la scena non mi fa più tanto ridere".
”Eco... cosa ne pensi?”
"No! Da ragazzina era bellissima, non credo che i suoi genitori le abbiano permesso di avere un’identità femminile così giovane se… se… se aveva una cosa che non doveva stare li, oh! questa frase mi ha preso un sacco".
Il profumo di notte che gli aleggia intorno e le falene che gli tengono compagnia, sono la cornice del quadro che ha di fronte. Meligunis Lipàra come la chiamavano i greci, il loro emporio di ossidiana, una fra le poche località del Pianeta a vantare circa 6.000 anni di civiltà ininterrotta, il profilo in lontananza della Civita, una sola sagoma disegnata col carboncino sull'orizzonte. Le rifrazioni della luna sul mare gli rapiscono i pensieri e lo lasciano svuotato e consapevole della stanchezza che ormai prevale la curiosità. Rientrato ripone diligentemente l'asciugamano che gli ha fatto da adamitico accessorio e nudo finisce di raccogliere i fogli rimasti. Ogni tanto cerca di sottrarre qualche frase, ma la grafia, pessima, gli impedisce di cogliere più di qualche parola.
Eccola! Appare, uscente dall'acqua, candida in contrasto con le sabbie nere di Stromboli, riconosce Forgia Vecchia, la spiaggia che da ragazzo percorreva per quei trecento metri a piedi partendo da Scari, verso sud.La ragazza gli viene incontro e lui sa con certezza che è la fanciulla dei racconti. Lo sfiora. Non hai mai visto un angelo?
Le vesti fluttuanti brillano come il mare in amore. Questo avvenimento curioso è provocato da microrganismi che possiedono una sostanza, la luciferina, che rilascia una gran quantità di energia sotto forma di luce, senza emissioni di calore.
In natura la luce azzurrina penetra nelle profondità oceaniche e serve a chiamare aiuto; i microrganismi si illuminano quando sono in pericolo e sono minacciati da un predatore: avviene così che un predatore più grande venga attirato dalla luce che illumina quello più piccolo e il microrganismo non è più in pericolo.
Ma lei non sembra sentirsi in pericolo, anzi utilizza la luce come parte di se, non potrebbe essere diversa. La levitazione con cui si muove la rende un essere fatato, ma la mano con cui lo sfiora è reale, calda e morbida, la pelle liscia che trasmette un'aurea che lo eccita e lo ridesta dallo stupore facendogli venire la voglia di sfiorarla. Il suo corpo è pulsante, non c'è alcun pudore ne alcuna remora fra loro.
Lei si lascia esplorare godendo del contatto e lui scopre la pelle setosa, la sfiora appena, temendo che sparisca. Le sue mani risplendono anch'esse di quella luce azzurra, e miliardi di stelline sfavillano fra le dita scivolando come sabbia e posandosi a terra si spengono. Gli occhi negli occhi si raccontano i loro vissuti. Apprendono tutto l'uno dell'altra. Non servono più le parole per capirsi, sono le anime che divise da quel tempo ritrovano finalmente il tutt'uno.
Il racconto è tutto pervaso da una profonda suggestione lirica che avvince.Le immagini sono quelle di un'Isola connotata di un'immutabile antica bellezza, esse non si disgiungono dal presente, anzi compenetrano quasi in una leggendaria fusione tra realtà e sogno del protagonista. Gli elementi del racconto si tramutano, a volte, in note poetiche- "Le vesti fluttuanti brillano come il mare in amore"- ricche d'intensità e sensibilità classica e ne confermano la bellezza del linguaggio.
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